Cristiani Democratici Uniti, oggi

Perché abbiamo deciso di ricostituire un partito, non un movimento come è la moda del giorno, con queste tre parole così dense di significati?

Cristiani, perché ci ispiriamo alla dottrina alla dottrina sociale della chiesa in un tempo in cui i diritti conquistati in tanti anni di lotte politiche e sindacale sono messi in discussione con un pesante arretramento dello Stato Sociale. Oggi più che mai c’è necessità di precisi punti di riferimento culturali nel momenti in cui i movimenti politici procedono senza ancoraggi forti, senza modelli culturali di riferimenti e dunque senza alcuna guida sicura.

Democratici, perché nel nostro DNA c’è la difesa della Costituzione, l’affermazione della democrazia parlamentare, il rispetto delle regole democratiche, il bilanciamento dei poteri, il sistema della garanzie, la difesa del principio di rappresentanza, la salvaguardia e il rafforzamento dei corpi intermedi, il rifiuto di leadership personali e dei populismi così come di ogni tentativo di concentrazione del potere nella logica dell’uomo solo al comando.

C’è la visione di un partito autenticamente democratico e di servizio alle persone e alle comunità.

Uniti, perché dopo la diaspora dei cattolici consumatasi nel 1994, vogliamo recuperare le ragioni della unità. Abbiamo l’ambizione di ricostruire il futuro mettendoci in gioco per ritrovare la perduta unità. Dopo le esperienze fallimentari del bipolarismo, sta emergendo la necessità di ritrovare convergenze politiche per ridare slancio al Paese, facendolo uscire dall’immobilismo, ritrovando energie positive capaci di affrontare i problemi vecchi e nuovi e le sfide del ventunesimo secolo. Ciò sarà possibile se si guarda con coraggio la realtà, senza voltare lo sguardo dall’altra parte dei problemi, senza nascondere le drammatiche questioni che devono essere affrontare con coraggio, determinazione e responsabilità. Tra queste il debito pubblico, la bassa crescita del Paese, la questione giovanile, il lavoro nelle sue nuove forme, la scuola e il suo legame con la ricerca e l’impresa produttiva.

​Puntiamo ad un Progetto Paese capace di trasformarlo, rigenerarlo, farlo uscire dalla bassa crescita e offrire nuove prospettive di sviluppo, modernizzandolo nelle strutture produttive manifatturiere.

Vanno perseguite linee di politica industriale capaci di difendere le peculiarità del sistema, dei comparti manifatturieri, delle strutture delle PMI, sostenendole nella ricerca e nella innovazione tecnologica, delle banche territoriali per la loro funzione nella crescita dimensionale delle imprese.

​La grave crisi prima finanziaria, poi economica e infine sociale, ha dimostrato il fallimento del capitalismo selvaggio e senza regole che nella globalizzazione ha privilegiato la “finanziarizzazione” del sistema, piuttosto che la economia reale. Rifiutiamo queste logiche. La nostra scelta per un capitalismo umano e per una economia la servizio delle persone. Dunque, c’è bisogno di sempre maggiore economia della partecipazione come risposta alla precarizzazione del lavoro, soprattutto dei lavoratori alla vita e al destino della impresa, con nuovi modelli di sviluppo che superino le logiche dell’individualismo e del relativismo.

​L’Europa che vogliamo è quella tracciata da De Gasperi non quella degli egoismi, ma quella di una comunità che ritrovi i valori dello sviluppo, ora schiacciata dal mercato, i valori della sussidiarietà ora sostituiti dall’accentramento, i valori della democrazia dei popoli ora sostituita dai poteri delle tecnocrazie. La crisi dell’Europa impone dunque un rafforzamento dei partiti europei perché solo partiti transnazionali possono rafforzare la democrazia e ridurre i poteri delle lobbies e delle tecnocrazie.

​Ci riconosciamo nei valori del popolarismo sturziano e dell’interclassismo di De Gasperi, per rimettere al centro dell’azione la politica, come azione di recupero della partecipazione nell’aggiornamento della democrazia pluralista.

​Nella nostra visione di un partito di ispirazione cristiana nel ventunesimo secolo c’è l’Uomo, la persona umana al centro della nostra azione politica.