On. Gemelli: “Cui prodest il risultato elettorale italiano?”

“L’affermazione dei partiti populisti (lega, M5S, LeU- anche se al di sotto delle aspettative) e la sconfitta dei partiti moderati (Pd, FI, Noi con l’Italia – Scudo Crociato, Insieme, + Europa, Civica Popolare, il popolo della famiglia, ecc.) richiamano alcune importanti considerazioni da fare sulla motivazione delle scelte elettorali. E’ quanto dichiara in una stampa l’on. Vitaliano Gemelli.  Non è pensabile che di colpo l’elettorato italiano – che questa volta non ha registrato picchi di astensionismo – si sia radicalizzato nella misura del quasi 50 % (32 % M5S e 17 % Lega), a meno che non si consideri l’efficacia del messaggio elettorale, concepito e trasmesso, finalizzato ad suscitare reazione emotiva e reattiva al singolo cittadino. La vicenda elettorale italiana deve essere inquadrata nello scenario europeo e mondiale e confrontata con quello che è successo in Francia, in Belgio, in Germania, in Gran Bretagna, in Austria, in Olanda, in Spagna, e altri Paesi. Nei Paesi del Nord-Europa hanno avuto un inusuale e rilevante consenso i Partiti di destra radicale, populisti e sovranisti, che si proiettavano alla conquista del governo; nei Paesi mediterranei (Spagna e Italia) si sono affermati due schieramenti politici – Podemos in Spagna e M5S in Italia e Lega in Italia e Ciudadanos in Spagna – come espressioni radicali e populiste. Peraltro il referendum sulla Brexit ha la stessa marca ed è funzionale al progetto, così come l’elezione di Trump negli USA. Questi sono i fatti che trovano ragione di essere anche nell’inadeguatezza delle politiche nazionali ed europee, ma soprattutto nella volontà di un vertice culturale mondiale –economico e finanziario- che tende a scardinare gli assetti istituzionali esistenti, prevalentemente, quelli più rilevanti, per indebolire l’autorità degli interlocutori istituzionali, frazionandoli e, in primo luogo, mandando in crisi l’Istituzione Unione Europea. Il processo di indebolimento avviene perseguendo una apparente oclocrazia con i partiti populisti,  che dissimula la epistocrazia, vero motore del processo di globalizzazione senza regole, per attuare la teoria del governo delle élites, tanto caro ad alcuni pensatori, che considerano il popolo ignorante e incapace di comprendere il complesso dei processi evolutivi odierni. La gravità della situazione, quindi, non sta tanto nei risultati elettorali dei partiti populisti, quanto nel fatto di essere diventati strumento di una strategia mondiale, che vuole scardinare i sistemi istituzionali nazionali e sovranazionali, per non avere Poteri in grado di regolare i processi di evoluzione economica e di accumulazione delle risorse e delle ricchezze attraverso la redistribuzione equitativa e solidaristica (l’1% della popolazione mondiale possiede quanto il 99% della stessa – rapporto Oxfam); L’Italia, quindi, è l’anello debole tra i grandi Paesi dell’UE, i quali hanno saputo respingere l’attacco. Rafforzare le Istituzioni nazionali, ripensare l’assetto istituzionale dell’Unione Europea nel senso di una maggiore integrazione solidale e comunitaria, superando il metodo intergovernativo, riformare il Wto e rivalutare la funzione dell’ILO, affrontare globalmente il problema dei debiti sovrani, nella sede istituzionale del G 20, proponendone il conferimento alla Banca Mondiale, con la corrispondente emissione di un titolo unico, da rimborsare in cinque o dieci anni con l’esazione di una minima tassa riscossa sul monte globale di titoli derivati, per liberare le risorse che tutti gli  Stati  oppressi dal debito pagano per gli interessi,destinandole agli investimenti ( vedi “La Finanza per la Società”, edito da Lorenzo de’ Medici Press), sono alcune proposte da valutare e approfondire. L’obiettivo è quello di restituire ai cittadini un sistema realmente democratico, dove essi possano esercitare il potere efficace di scelta della propria classe dirigente, che non sia etero-diretta da intellighentie internazionali, che vogliono creare un sistema che risucchi il potere ad un vertice presuntivamente illuminato.  La Francia, la Germania e anche la Spagna hanno compreso il pericolo e si accingono a proporre una riforma dell’Unione Europea in chiave embrionalmente federalista, proprio per frenare la deriva nazionalistica, ispirata dalla menzionata e potentissima  intellighenzia. La proposta dei tre Paesi mi appare debole e politicamente poco autorevole; sarebbe opportuno che la riforma partisse dal nucleo storico dell’UE (i sei Paesi del Trattato di Roma) e venisse offerta a tutti gli altri, come è avvenuto per l’allargamento, avendo i seguenti obiettivi: attuare un sistema fiscale comune, che impedisca i dumping fiscali e renda ininfluente la localizzazione aziendale;  realizzare una politica di coesione e integrazione per il  sistema industriale europeo, individuando i settori strategici per sottrarli ai rischi di scalate internazionali, depauperando l’ambito dell’innovazione tecnologica, scientifica, energetica, digitale, alimentare e manifatturiera ad alto valore aggiunto e con grande capacità occupazionale, senza attuare il protezionismo o l’autarchia, teorie al di  fuori della logica della globalizzazione;  modificare il sistema bancario in modo che le piccole banche (come le cooperative e le rurali e comunque quelle con movimenti inferiori al miliardo di Euro) svolgano esclusivamente attività commerciale e non attività speculativa sui titoli (in particolare derivati); attuare una efficace politica di aiuti, prevalentemente verso i Paesi del Continente africano, immaginando un modello di sviluppo adeguato alle culture delle popolazioni, alle latitudini, all’ambiente, evitando che quel Continente continui ad essere terra di sfruttamento e aiutando la società civile a rafforzarsi nella organizzazione sociale e nella tutela dei diritti umani e civili; organizzare l’adesione programmata dei Paesi balcanici rimanenti, prescrivendo tassativamente che non si accetteranno discriminazioni etniche o religiose e conflittualità palesi o latenti; aprire un tavolo di negoziato per realizzare un buon vicinato con la Russia, che risolva i problemi con i Paesi UE confinanti e comprenda che la Nato non sarà mai strumento di offesa al popolo russo. Queste sono alcune proposte che vanno in direzione di un progetto di Unione Europea che aiuti i Paesi Membri a risolvere i propri problemi politici ed economici, a partire da subito per caratterizzare la nuova legislatura. Nel nostro Paese dobbiamo prendere atto che la sconfitta dei partiti moderati è stata determinata dall’inadeguatezza della proposta politica della seconda decade del duemila e quindi è necessario immaginare un profondo ripensamento della proposta, che deve essere fatta ad una società che è cambiata profondamente e si è indebolita anche per effetto della crisi economica, che in Italia è stata più lunga che in altre parti del mondo. I partiti moderati, che vorrei chiamare “partiti della responsabilità”, invece di inseguire i progetti demagogici delle forze populiste, devono aprire un dibattito direttamente con la società e le sue categorie sociali per tracciare la strada di un futuro, che assicuri tranquillità e prospettive ai cittadini e soprattutto ai giovani, fondando la proposta sull’impegno di tutti e non sugli assegni e le regalie per categorie. Con questi obiettivi propongo che il CDU, l’UDC e FORZA ITALIA organizzino insieme almeno tre  incontri nazionali : il primo con tutte le categorie produttive (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confagricoltura, Coldiretti,  Confcoltivatori, ecc.) con gli Ordini professionali, con tutti i sindacati, compresi quelli di base, con le più rappresentative categorie del terzo settore, per discutere sulle prospettive della società italiana ed europea nel terzo millennio; il secondo con tutti i sindaci per valutare l’adeguatezza dell’impianto istituzionale locale, in funzione delle risposte da dare ai cittadini del terzo millennio; il terzo con tutti i quadri dei tre partiti e con le rappresentanze delle forze politiche che volessero aderire alla iniziativa, per definire insieme la fisionomia del partito nel terzo millennio, in costante ricerca di equilibrio tra la difesa del radicamento culturale e l’acquisizione della dimensione culturale globalizzata. Senza tali iniziative o similari, che altri potrebbero proporre, ineluttabilmente si rischia l’imbarbarimento della prassi politica e la conseguente emarginazione dei principi democratici a vantaggio di un verticismo (non si sa quanto poi illuminato), che vuole realizzare la globalizzazione senza regole a scapito dei miliardi di cittadini impotenti. È un tentativo di difendere la democrazia moderna che va assolutamente perseguito”, termina la nota dell’on. Vitaliano Gemelli.

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