Il commento politico dell’on. Gemelli dopo il voto: “I politici non devono essere idoli, ma rappresentanti popolari”

Tutti i commentatori sono d’accordo nell’affermare che il “reddito di cittadinanza” e la “sicurezza” sono stati i due temi dominanti della campagna elettorale, che hanno orientato gli elettori verso il Movimento 5 stelle e il Centro-destra, privilegiando la Lega.

È una lettura incontrovertibile, che evidenzia il linguaggio diretto e immediato usato in campagna elettorale, che una società evoluta ha accettato, come quella dei primi anni del secolo scorso, quando le “parole d’ordine” fasciste e i “manifesti” comunisti  orientavano i comportamenti dei cittadini ( “credere, obbedire, combattere”; “potere al popolo”; ecc;).

Peraltro il “we can” di Obama o il “leave” o il “remain” della Brexit, sintetizzano i messaggi politici degli ultimi tempi, caratterizzati da uno schema mentale diffuso, dove la “velocità” è il denominatore comune.

Bisogna decidere velocemente (like) , mangiare velocemente (fast Food), agire velocemente (click), lavorare velocemente (robotica, domotica informatica), guarire velocemente (farmaci potenti), vivere velocemente (dinamica familiare con ridottissimi rapporti familiari), morire velocemente (testamento biologico) : quando non è possibile soddisfare la condizione “primaria” della velocità sorge un grave problema che bisogna risolvere in  ogni modo, perché non si può “rimanere indietro” (indietro a chi o a cosa ? ad una evoluzione che dovrebbe migliorare la nostra vita?).

Se molte cose possono essere accettate, perché si ha sempre il modo di piegarle alla condizione personale di ognuno, alcune cose non possono essere condivise, perché riguardano non solo l’avvenire personale di ciascuno, ma anche quello di tanti altri, familiari o meno, che dipendono dalla nostra scelta culturale, economica, sociale, civile, politica, morale.

Il governo di un Paese, l’avvenire dei Cittadini, le relazioni con gli altri popoli, devono necessariamente essere oggetto di riflessioni profonde, che non possono essere affidate a tweets o sintetizzate con slogans, ma devono trovare nei mass-media gli strumenti di approfondimenti e di divulgazione dei concetti fondamentali, che stanno alla base delle scelte che i partiti politici fanno.

Anche perché nel corso del tempo si è verificato che molte promesse o proposte degli ideologi  dei partiti politici, si sono dimostrate fallaci, come il marxismo in tutte le sue versioni (sovietica, cinese, cubana, europea, africana, vietnamita, laotiana); o il fascismo, il nazismo, il franchismo, il regime di Salazar, il regime dei colonnelli greci, quello di Pinochet, quello militare argentino, quello indonesiano, quello venezuelano di Chavez;  inoltre alcune teorie politico-economiche sono state forzate e snaturate come il liberismo smithiano o il pensiero di Keynes sul sostegno alla domanda con l’intervento imprenditoriale pubblico.

L’adesione acritica ai messaggi elettorali non è mai portatrice di prospettive positive, perché la caratteristica di a-criticità comporta fortissime delusioni nell’elettorato, che si rifugia nell’astensione dal voto o, peggio, nella esasperazione degli atteggiamenti, che possono trasformarsi in teorizzazione violenta della presa del potere (Brigate Rosse e altre organizzazioni simili di estrema sinistra e di estrema destra).

Le regole commerciali per la tiratura dei giornali e quelle per le audiences per le televisioni, trasformano i dibattiti e i confronti in arene, personalizzando i meriti e i demeriti dei partecipanti e creando a ripetizione leaders politici che durano l’espaces du matin (per usare impropriamente una profonda  espressione di Francois de Malherbe).

I politici non possono e non  devono essere “idoli”, ma rappresentanti popolari, perché espressione di quel popolo al quale si propongono per rappresentarlo; la spettacolarizzazione della politica, il divismo politico, il presenzialismo ad ogni costo, il “tuttologismo” rappresentano le gravi malattie della politica del tempo che viviamo e che è comune in tutto il mondo.

La politica ha invece bisogno di persone che si pongano al servizio della gente per le capacità che hanno e per la professionalità acquisita, avendo il buon senso di ammettere di avere bisogno di persone esperte, quando la propria esperienza è insufficiente.

La politica è “l’arte del possibile” a condizioni date e senza valicare i confini della decenza e del buon senso, perché in democrazia bisogna chiedere il massimo consenso possibile del popolo e quindi la massima rappresentatività possibile, ricercando convergenze e sintesi e , quindi, seguendo il criterio del “minimo comune multiplo” e non quello del “massimo comun divisore”, perché bisogna privilegiare il criterio includente e mai quello escludente.

Nel Senato pakistano è stata eletta Krishna Kumari Kohli, la prima donna della classe degli Intoccabili e questo significa che l’evoluzione delle culture del mondo è proiettata verso l’inclusività, anche dove è difficile immaginare la scomparsa della gerarchia delle classi; ma questo presuppone che la scelta elettorale debba essere libera e non preventivamente condizionata per predeterminare il risultato.

“Panem et circensis” rivolto presumibilmente da Giovenale alla plebe come sola aspirazione di questa, non è attribuibile da molto tempo alla civiltà odierna, nella quale è presente a tutti  la consapevolezza della dignità personale e quella della libertà di pensiero; chi pensasse di continuare demagogicamente nel solco di Giovenale si troverebbe di fronte alla contestazione popolare manifestata nelle forme più diverse, ma anche con il voto di protesta.

Dovremo riflettere tutti sui gradi di responsabilità che ciascuno ricopre, per evitare di annichilire l’autorità delle Istituzioni, le sole a garanzia e tutela della vita sociale e civile di ciascuno.

On. Vitaliano Gemelli

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