Vitaliano Gemelli: “Una carta per le riforme di buon senso”

Mentre i partiti politici sono impegnati nella campagna elettorale, declamando i loro programmi con forte sicumera per essere convincenti, mi chiedo se esista una pagina pre-politica da scrivere tutti insieme, per rendere fruibile il contributo programmatico di ciascun partito, pur nelle democraticamente essenziali differenze e scelte proposte.

Mi chiedo se il superamento del caos legislativo, fatto di circa 170 mila norme, potrà essere un impegno comune di tutte le forze politiche, per ridurre la normativa a pochi testi unici per materia, anche per definire in maniera inequivocabile le competenze tra le diverse istituzioni (nazionali, regionali e locali).

Si potrebbe convenire di  avere una visione comune nel ristabilire una gerarchia istituzionale, prevista dalla Costituzione, per la quale il potere legislativo sovraintende con la propria normazione a regolare la vita civile, sociale e penale dei cittadini e delle altre istituzioni, senza che interferenze amministrative o giudiziarie blocchino il regolare fluire delle vicende ( le leggi si applicano e quando si interpretano, come capita spesso, l’interpretazione non dovrebbe forzare la logica che ha prodotto l’emanazione della norma; nei casi dubbi, quando l’interpretazione letterale non è univoca, bisogna ricorrere alla “interpretazione autentica” del Parlamento, per evitare l’emanazione di sentenze contraddittorie, che minano e la credibilità della Magistratura e la sacralità della Giustizia).

Si potrebbe concordare che il controllo democratico sulla legittimità delle attività amministrative delle istituzioni a tutti i livelli sia espletato dalla Magistratura contabile “riformata”, che emani un “public warming” per le amministrazioni che non rispettano le competenze e i parametri finanziari (Il rispetto dell’autonomia delle regioni e degli enti locali non può spingersi fino alla tolleranza di dissesti finanziari, quali quelli attuali in alcuni comuni e regioni e per alcuni settori particolari).

Sarebbe anche importante convenire nell’evitare il proliferare di istituzioni che si occupano della difesa del cittadino-consumatore, istaurando una procedura che abbia un rapporto diretto e prioritario con il cittadino, accerti la eventuale violazione dei suoi diritti e quindi sanzioni l’ente o l’impresa che gli ha recato nocumento (Le diverse autorities nazionali a difesa dei cittadini-consumatori potrebbero essere considerate superflue per le funzioni che svolgono, e potrebbero essere accorpate e ristrutturate nelle procedure).

Mi sono limitato ad indicare alcune iniziative che le forze politiche potrebbero impegnarsi a realizzare, perché non comportano una caratterizzazione politica di destra, di sinistra o di centro, ma rispondono al principio del buon senso e del comune sentire dell’opinione pubblica, che ha la necessità di ricredere nelle Istituzioni.

La pubblica amministrazione deve necessariamente riappropriarsi del “principio della terzietà” verso i cittadini, compromesso finora irrimediabilmente dall’introduzione dello “spoil sistem”, che ha legittimato i cittadini a pensare di non essere considerati uguali per la legge e l’istituzione stessa e che si sarebbe potuto ottenere un vantaggio, appartenendo al partito di governo (alcuni ambienti hanno poi adottato la concussione o la corruzione sistematica a tutela di grandi interessi finanziari).

Le iniziative indicate, che considero politicamente neutrali e non caratterizzanti, perché riguardano il divenire ordinato della vita civile, senza colorazione politica, avrebbero il pregio di non avere costi economici e finanziari, anzi potrebbero innescare processi virtuosi di risparmio nella macchina amministrativa, giudiziaria, civile e sociale (Il nostro Paese è condannato dal Tribunale dei Diritti dell’Uomo per la lungaggine dei processi; se si attuassero le iniziative indicate i processi potrebbero trovare soluzione nei tempi standard europei e i costi sarebbero drasticamente ridotti).

Per i partiti in competizione elettorale sottoscrivere insieme una “carta delle riforme di buon senso” potrebbe significare ottenere una maggiore attenzione dei cittadini, anche per i propri programmi; senza tale riacquisita credibilità i cittadini considerano i programmi soltanto “promesse elettorali” per carpire il consenso emotivo, ma non potranno avere attuazione.

Una seria riflessione sarebbe necessaria, spero che si possa fare per far rientrare il nostro Paese nel range dei Paesi ad alto grado di civiltà.

On Vitaliano Gemelli

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