Buon 2018!

Ogni inizio di anno si accompagna alla speranza di fatti positivi. Ci si affida alla Provvidenza. Spesso questo affidamento é un alibi per sollevarci dalle nostre responsabilità. Tutto può migliorare se c’é la volontà, se ciascuno di noi fa la propria parte, se si rimuove l’attendismo. C’è nel fondo una inerzia mentale, una rassegnazione come se il futuro dipendesse “da altri”. Questo é la conseguenza dell’espropriazione del cittadino delle sue potenzialità. Ha vinto la sfiducia e la rinuncia a rivendicare diritti, l’affidarsi a gruppi travestiti di classe dirigente. Ma la classe dirigente in un Paese democratico si compone da coloro che vivono con il proprio lavoro e, soprattutto, da quei padri e madri che custodiscono il patrimonio familiare, sostanza vera della società. Purtroppo la democrazia é “azzoppata” e le libertà affievolite. Quando non ci sono regole, si disintegrano la certezza del diritto e la sicurezza. Auguri perché nell’anno che viene, si avveri la speranza che il nostro Paese trovi il significato di essere comunità. Una solidarietà vera fra uomini, una ritrovata ricchezza nella famiglia e nella varietà delle espressioni sociali. Auguri perchè si ritrovi il coraggio di esserci nel tempo che ci é dato da vivere e non essere la risulta della storia di pochi. Quest’ultima non è storia ma la narrazione di episodi. Auguri perché il 2018 ci porti il dono di un ritrovato slancio, chiuda la fase degli abbandoni e veda rinascere un umanesimo da troppo tempo rimosso! #BUON2018

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