Presentato al Parlamento Europeo a Bruxelles il libro dell’on. Vitaliano Gemelli

Lo scorso 29 novembre è stato presentato al Parlamento Europeo di Bruxelles il libro dal titolo: “La finanza per la società. dal dominio al servizio. cenni sulla necessità di una trasformazionedell’on. Vitaliano Gemelli

 

Di seguito il discorso tenuto alla presentazione del libro dall’On. Lorenzo Cesa:

“Un saluto al Presidente Baron Crespo, grande europeista che ci onora della sua presenza oggi, la Collega Monica Baldi già deputata europea e nazionale.

Un saluto all’onorevole Gemelli, che ho il piacere e l’onore di conoscere da molti anni e che ha sempre saputo coniugare ad una grande, autentica passione politica, quella visione ampia e articolata dei problemi politici, economici e sociali che attraversano le nostre società ed il nostro tempo, tipica di chi sa alzare lo sguardo oltre l’orizzonte e indicare soluzioni all’altezza della complessità delle questioni che abbiamo di fronte.

E’ proprio questa del resto la sfida più importante dei nostri tempi. In una stagione di straordinari cambiamenti, positivi ma anche negativi, che mettono in discussione molte certezze che parevano acquisite ormai definitivamente – penso ai temi della disoccupazione, della precarizzazione dei posti di lavoro, della revisione del perimetro dei sistemi di welfare, all’immigrazione, alla sicurezza, al terrorismo internazionale, ai focolai di nuove guerre ai confini della nostra Europa – la tentazione forte e diffusa in tutti i Paesi del Vecchio Continente così come del resto anche negli Stati Uniti, è quella della chiusura, dei richiami nazionalistici, del rifiuto del dialogo e della nostalgia populista e demagogica di un tempo che non c’è più e non potrà tornare ma che per ragioni di consenso viene evocato di continuo.

Sono pulsioni pericolose che mettono in discussione in primo luogo proprio la costruzione europea e che rischiano di portarci nella direzione opposta rispetto all’unica via da seguire.

A fronte di sfide e problematiche che travalicano le possibilità di fronteggiarle dei singoli Stati, e questo vale anche per i più ricchi come la Germania, è evidente che solo il completamento del progetto europeo è in grado di fornire risposte adeguate e quindi di garantire una nuova, duratura stagione di benessere e sviluppo per i popoli del Continente.

Nel libro di Nino Gemelli questa consapevolezza piena e matura è un filo conduttore assolutamente saldo, che accompagna il lettore attraverso un’analisi documentata delle più grandi questioni politiche, economiche, sociali ed interreligiose che attraversano non solo l’Europa ma tutto il mondo.

Gemelli, infatti, in queste pagine si sofferma non solo sull’Europa ma analizza anche la questione Medio Orientale, i rapporti Europa Russia, le difficoltà ma anche le opportunità con cui si confrontano i popoli africani, il ruolo della Cina e dell’India, il cambio di rotta della politica americana con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, la scelta disastrosa degli inglesi della Brexit.

E lo fa con un stile sintetico ma efficace tipico di chi conoscendo bene i problemi non ha bisogno di svolazzi né di girarvi intorno per arrivare subito al nocciolo della questione.

Ma il nucleo vero del libro, che invito sinceramente tutti a leggere, è appunto l’Europa, il suo ruolo storico di guida ed esempio per la civiltà mondiale connesso alle sue saldi radici giudaico cristiane che andrebbero valorizzate e non nascoste per evitare che l’omologazione ci renda tutti uguali, tutti grigi e, dunque, tutti privi di valori e senza speranza per il futuro.

Una chiave di lettura che se utilizzata correttamente, come ci suggerisce Gemelli, ci consente di leggere e affrontare i temi più spinosi della nostra epoca non solo sul piano sociale ma pure sul piano economico e finanziario, aiutandoci ad elaborare proposte come quella dell’autore sui debiti sovrani.

Proposte che hanno ancora una volta il merito di guardare al futuro dei nostri concittadini e delle nostre società come si dovrebbe pretendere da ogni uomo politico avveduto, abbandonando la miope ricerca del consenso quotidiano che al contrario i debiti pubblici li fa esplodere generando crisi e disoccupazione.

E’ una visione questa di cui abbiamo straordinariamente bisogno, dunque, e che il volume di Gemelli, scritto in cinque lingue e quindi facilmente divulgabile in tutto il Continente, ha il merito di aiutarci a diffondere e rendere comune.

Per questo ritengo che sia utile ed importante per tutti noi questa occasione odierna di presentazione del testo di Nino Gemelli, che ringrazio ancora per il suo lavoro ed il suo impegno”.

Di seguito l’intervento alla presentazione del libro dell’On. Enrique Baron Crespo

Grazie mille, innanzitutto vorrei salutare questo lavoro del nostro carissimo amico e membro della nostra associazione che è un posto per tutti noi a vita, perché non dobbiamo andare a lezione, io sì ma come Presidente.

Noi continuiamo come membri attivi perché abbiamo tutti in comune un impegno per costruire l’Europa insieme, che non dipende soltanto dall’esperienza che abbiamo avuto come membri del Parlamento Europeo, ma direi che è un impegno per tutta la vita dal momento che per la prima volta dalla fine dell’Impero Romano ci ha portato la pace, che non è da poco.

Io trovo che questo saggio del nostro amico Gemelli prima è opportuno perché non è soltanto un saggio che parla degli eventi o della memoria, ma è un saggio che parla giustamente della situazione attuale dell’Europa e del mondo e soprattutto  pensando al futuro.

Io non so quando lo ha scritto,  credo che sia stato scritto prima del lavoro della commissione, perché in questi documenti di riflessione vi è la proposta Junker, i cinque scenari, e poi c’è uno scenario, un secondo documento che tratta dell’Unione Europea e la globalizzazione.

Credo che il titolo sia “globalizzazione con norme” in inglese “annecy globalization” a me non piace in inglese, in spagnolo diciamo “el causar”, che vuol dire mettere nella…. diciamo come i fiumi, ma tratta degli stessi punti, quindi per primo è un saggio opportuno, è un saggio dal titolo rivoluzionario, perché dice “la finanza per la società” e questo ha un valore particolare in una situazione nella quale, se c’è una globalizzazione selvaggia è la globalizzazione della finanza.

E dunque è molto impegnativo il titolo nel quale si dice “dal dominio al servizio” e giustamente, perché se c’è una cosa che non si dice normalmente quando si parla della finanza, è che la finanza fa parte anche di un servizio pubblico, le banche non è che siano botteghe diverse dalle altre, dove si può comprare il pane, il latte. Il credito è anche un’attività che deve essere regolata.

Io direi che uno dei principali problemi che abbiamo in questo momento sul piano universale è che siamo in una globalizzazione 24 ore su 24 con dei processi di speculazione che nessuno controlla.

Siamo tutti a rischio di trovarci davanti delle sorprese e io direi che in questo momento, per esempio soprattutto con quello che accade negli Stati Uniti e anche in Europa, ma soprattutto con l’amministrazione Trump, corriamo il rischio di andare indietro rispetto al controllo e alla sorveglianza dei processi di globalizzazione nella finanza.

Dunque opportuno e se mi permetti rivoluzionario.

Poi io direi che c’è una tesi centrale che è molto importante e che noi abbiamo vissuto in diretta.

Racconto molto spesso quello che mi è accaduto il 9 novembre del 1989 quando appena eletto Presidente del Parlamento Europeo ero a Roma in visita, dal Presidente della Repubblica Italiana.

Allora io ero invitato a cena dal Presidente Cossiga e dal Presidente del Consiglio Andreotti, ero invitato a Villa Madama, che è uno di questi palazzi romani, con affreschi di Raffaello e così c’era un giornalista della stampa che mi ha telefonato e mi ha detto “Presidente il muro di Berlino è caduto, cosa può dire lei?”;

Chiesi: ma “è caduto in senso proprio o figurato?”, perché era impensabile in quel momento, si pensava tra 25 anni o 40. Allora gli chiesi di darmi  mezz’ora di tempo per verificare.

Sono andato alla cena e abbiamo parlato solo di quello.

Tutti cercavamo spiegazioni, all’epoca non c’erano le reti sociali e internet  era vietato, poiché era solo per questioni militari, ma nessuno sapeva spiegare cosa era successo; un giornalista italiano aveva posto la domanda al funzionario della Germania dell’est, che era molto eccitato e non sapeva cosa dire.

Cosa significa questo? Che non c’era una preparazione, non c’era la dichiarazione di fine di un mondo, ma è vero quello che dice Vitaliano e cioè che da quel mondo, che era un mondo dell’ equilibrio del terrore, un  mondo bipolare noi siamo adesso in un mondo dove non ci sono sistemi alternativi.

La questione è sapere se il modello di democrazia che noi difendiamo e che  è  liberale su un piano politico, e ha molti aspetti neoliberali sul piano economico, se quel sistema, che è definito nei primi tre articoli del trattato di Lisbona, se quella democrazia che tiene conto di questioni come l’economia sociale di mercato, che  può essere anche una risposta di solidarietà tra le generazioni, come i valori che sono nell’articolo secondo del trattato di Lisbona, che io affermo  molto liberamente essere i miei valori, come quelli di  Frau Merkel, che non è della mia famiglia politica, ma che l’hanno ispirata a dare a Trump una risposta che identifica molto chiaramente l’Europa, recitando l’articolo secondo del trattato di Lisbona; Quei  valori, e dunque in questo il senso della  domanda che Vitaliano pone, sono  soltanto un modello o ci sono sfumature e differenze del modello.

Questo è molto importante soprattutto pensando che nel saggio si tratta anche di una dimensione sui diversi continenti, e dunque io direi che da questo punto di vista è un lavoro nel quale c’è molta ricchezza per portare avanti una riflessione, è un po’ un’ indicazione per andare avanti.

Poi, e questo è un po’ polemico, non credo che sia un errore il fatto che l’Europa non ha dichiarato una invocatio Dei e lo dico per una ragione, perché i fondatori, i padri della comunità europea, molti tra loro erano democristiani, non tutti, perché bisogna ricordarsi che c’erano anche i socialdemocratici, tra cui Paul Spaak, Jean Monnet, e anche altri di altri Paesi, nessuno ha posto quella questione.

Io all’epoca della costituzione europea  presiedevo il gruppo socialista al Parlamento, la discussione sulle radici e la questione religiosa è durata un minuto da noi, in un gruppo nel quale c’erano pastori protestanti, sorelle cattoliche, imam musulmani, rabbini ebrei, framassoni immagino e agnostici, perché è la prima volta  che in Europa noi possiamo metterci d’accordo in questo ambito, e quando voi dite sempre, i democristiani, le radici giudeo-cristiane, abbiamo Grecia, abbiamo Roma, e oltre a Roma gli Spagnoli abbiamo messo due tra i migliori imperatori, come nel calcio, Traiano e Adriano.

Poi Ortega diceva una cosa, che si applica anche a Dante nella Divina Commedia, Ortega diceva “non si può comprendere cos’è il medioevo europeo senza parlare dell’Islam”; io lo dico in un Paese dove voi avete avuto l’Islam, noi per 8 secoli, io a scuola imparavo il re dell’Aragona e dell’Asturia e tutto il Califfato di Cordoba; i miglior monumenti islamici sono da noi, allora guardate non chiudete le porte, questa è l’Europa di oggi.

Dunque io credo che da questo punto di vista, capisco la vostra posizione, e c’è un fatto molto importante, che quando si parla di globalizzazione, di finanza per la società in questa dimensione, c’è giusto un aspetto interessante che è che i primi che hanno fatto i pionieri della globalizzazione sono la religione cristiana e la religione islamica, la religione ebraica è molto più selettiva.

Papa Francesco è in Myanmar, un posto non tanto importante, ma lui è andato lì, ed  in questo senso c’è un fenomeno  che Vitaliano considera, lui ne parla in questa dimensione molto importante, ma vi prego non chiudiamoci, io lo dico perché da noi c’era molta gente e c’è molta gente che ha questa dimensione religiosa; siamo davanti ad un’astronauta (Franco Malerba), e      c’erano amici tedeschi che quando facevamo la costituzione dicevano che la invocatio Dei è la versione religiosa  dell’avventura spaziale, non so se è giusto o no, forse lui ha visto cose che non abbiamo visto noi:

In ogni caso, e non voglio dilungarmi troppo, io saluto questo lavoro che ha anche  una dimensione molto interessante, perché Vitaliano ha fatto lo sforzo di tradurre anche nella mia lingua materna il suo saggio e da questo punto di vista direi che è un saggio che vale la pena che ci sia non soltanto come il distillato della sua esperienza europea, ma contiene anche un valore di futuro.

E un’ultima riflessione sul lavoro che facciamo nella fondazione Yehudi Menuhin che abbiamo fatto con il grande umanista, violinista, europeista di adozione, perché era nato negli Stati Uniti da una famiglia russa, noi siamo molto attivi nel portare artisti nelle scuole, non soltanto musicisti, anche per esempio attrici o attori di teatro, cinema, gente che fa la capoeira, che è un mezzo per controllare la violenza attraverso il balletto, e siamo attivi anche in Italia attraverso l’associazione Muse Italia, e siamo molto apprezzati per portare avanti una cosa molto importante, che è nella parte finale del saggio di Vitaliano, che giustamente non parla soltanto di economia, ma anche della società e soprattutto di quel messaggio che dà alla fine  sui giovani sull’indagine Millenials.

Lì anche le arti giocano un ruolo molto importante. Io direi che giustamente,  lo dico pensando soprattutto all’Italia, bisogna mettere più l’accento su questa dimensione e soprattutto pensando ai giovani. Non è soltanto un lusso parlare del ruolo delle arti, ma è per formare la personalità e il carattere soprattutto di quelli che non hanno avuto, per ragioni di famiglia o di reddito, questa possibilità.

Questo aiuta a formare anche cittadine e cittadini responsabili”.

Di seguito l’intervento alla presentazione del libro dell’on. Monica Baldi

“Un cordiale saluto a tutti i presenti e un particolare ringraziamento al Presidente On Enrique Baron Crespo e all’On Lorenzo Cesa che rendono la presentazione del saggio dell’On Vitaliano Gemelli ancora più speciale per la loro esperienza e autorevolezza in materia.

Il libro “La Finanza per la società. Dal dominio al servizio. Cenni sulla necessità di una trasformazione.” scritto con maestria dall’On Gemelli e pubblicato da “Lorenzo de’ Medici Press”, ha il Patrocinio dell’”Unione nazionale per la lotta contro l’analfabetismo”, associazione italiana riconosciuta dall’UNESCO, ed è tradotto, con lungimiranza, in cinque lingue: francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco.

L’autore è stato europarlamentare dal 1999 al 2004 nel Gruppo PPE. Presidente della Commissione per le Petizioni e Membro della Commissione per lo Sviluppo e la Cooperazione, della Commissione per gli Affari Esteri, dei Diritti dell’Uomo, della Sicurezza Comune e Politica di Difesa, Membro dell’Assemblea ACP-UE (AFRICA, CARAIBI, PACIFICO e UNIONE EUROPEA); dell’Assemblea NATO, Europa dell’Est e Mediterraneo.

Nino, che conosce bene le Istituzioni europee e italiane, ha voluto presentare in anteprima il libro in Parlamento Europeo, anche per far conoscere chiaramente la sua visione politica delle questioni attuali, a chi è in grado di comprendere più a fondo le analisi affrontate nel definire ipotesi di evoluzione e sviluppo della società contemporanea nella prospettiva dei prossimi cinquant’anni.

L’autore animato da un “profondo sentimento civile” ha inteso rappresentare “con uno sguardo veloce e urgente sulla situazione del mondo gli argomenti che passano sulla rete” e che rischiano di essere trattati con l’arroganza dell’egoismo e dell’individualismo.

Nel saggio viene analizzata la crisi economica attuale con l’acquisizione di alcuni dati, con riferimento alla speculazione finanziaria, e in generale alla finanza, che può essere strumento al servizio dell’uomo e della società soltanto se ne viene ben definito l’ambito di esercizio.

Forte è il richiamo all’assunzione di responsabilità degli Organismi internazionali che dovranno essere investiti dagli Stati membri del “potere di governo” di alcuni aspetti finanziari, che possono interessare i bilanci degli Stati stessi, nella misura in cui questi beneficiano di servizi strutturali fondamentali in materia di finanza, realizzando un governo democratico mondiale di regole finanziarie chiare ed etiche: un sistema di regole universali accordate a un sistema di riforme degli Organismi noti come l’IMF (International Monetary Found), WTO (World Trade Organization), ILO (International Labour Organization) che dovrebbero rivedere gli aspetti fondamentali del mercato finanziario, del commercio e del mercato del lavoro.

È indubbio che, in una democrazia sana, la politica dovrebbe servire l’interesse pubblico e non privato: ciò vale per la finanza così come per ogni altra cosa.

E per avere una finanza al servizio della società l’autore afferma che è necessario realizzare un sistema bancario e finanziario sostenibile, basato su investimenti e non su scommesse. Un sistema bancario “resiliente ed efficace”, che indirizzi il credito a fini produttivi senza trarne una rendita economica né trasferire i rischi di credito alla società; dei mercati finanziari che incoraggino l’investimento produttivo nell’economia reale, anziché la speculazione eccessiva e nociva.

L’attività legislativa e regolatoria, che ha seguito la crisi finanziaria globale del 2008 ha portato a un netto aumento delle attività di lobby da parte del settore della finanza e perciò è necessario che società civile e leader politici agiscano insieme per rompere i dogmi e la prigionia intellettuale imposti dalla potente lobby della finanza.

Il libro inizia con una breve analisi sul capitalismo dopo la caduta del Muro di Berlino con l’avvertimento di fare attenzione a non cadere nella guida di un “pensiero unico”, che purtroppo si può concretizzare, al di là delle migliori intenzioni dei governanti, come sta avvenendo con l’esplosione della recente crisi finanziaria ed economica.

Particolare attenzione è posta sull’evoluzione della società nel secolo attuale, alla luce del sistema della comunicazione globale, che richiede una profonda crescita culturale della società nel suo insieme, in particolare per le nuove generazioni che da un lato si mostrano disponibili ed entusiaste e dall’altro refrattarie e insensibili ai mutamenti e alle innovazioni.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro l’autore ritiene necessario che venga effettuata un’analisi approfondita dagli specialisti del settore tenendo conto di un sistema produttivo estremamente variabile, i cui cicli lavorativi non possono più essere solo rapportati al periodo di capacità lavorativa della persona, anche in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita e all’incremento del periodo di vigore fisico.

Un aspetto rilevante del mercato del lavoro a livello mondiale è rappresentato dalla molteplicità delle condizioni di lavoro, nelle diverse aree produttive, che però possono essere controllate meglio oggi, anche dall’ILO che può far leva sul divenire progressivo e includente del commercio mondiale che richiede sempre più qualità e tracciabilità, fermo restando il rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dell’Infanzia, della Donna e delle stesse Convenzioni ILO.

L’industria ha bisogno di incrementare continuamente la produzione perché esiste una domanda sostenuta da un accelerato ritmo di consumi con la reazione di “nuovi bisogni” che fanno aumentare i guadagni. I consumatori sono attirati, dalla pubblicità e dalle tendenze del momento, a comprare nuovi prodotti in un processo che porta a modificare il “concetto di utilità” non più legato solamente ai “bisogni reali” ma a una volontà di soddisfazione dei “bisogni psicologici e virtuali”.

E attualmente la velocità imposta dall’era digitale modifica completamente i sistemi di vita delle persone, cambia l’aspetto della mobilitazione urbana e la struttura dei rapporti interpersonali, dove il più delle volte per affermarsi nella società diventa importante apparire per somigliare a miti transitori piuttosto che mostrare sé stessi; come avviene nei Social Network dove vengono addirittura creati falsi profili e seconde vite.

Il tentativo di omologazione della società alla offerta produttiva, che muta velocemente, crea una moda uniforme di “tutti uguali” che elimina la diversità come ricchezza della persona con la tendenza a guardare alle “masse” più che ai “popoli”, all’“individuo” più che alla “persona”. Tutto ciò porta ad una profonda contraddizione che si manifesta in una costante insoddisfazione della persona alla ricerca di un proprio status originale e autentico all’interno della società che, per contro, diventa incentivo per la conquista di nuovi traguardi per l’evoluzione dell’umanità.

Come afferma Nino: “La persona resta sempre al centro del governo dei processi di evoluzione e quindi sarà necessario definire un paradigma di riferimento, all’interno del quale muovere ogni strumento di evoluzione: dalla informazione alla comunicazione, dalla produzione di beni, servizi e alla finanza, dalle analisi socio-economico-scientifiche e tecniche agli algoritmi più evoluti e sofisticati. Il superamento delle morali culturali, religiose, tradizionali a cui tende il neo-liberismo finanziario non ha come prospettiva il vuoto della morale, ma la ricerca, nella dimensione globalizzata della società odierna, di una “etica universale” che non può che essere quella “naturale”.”

E la natura ha una sua etica e si evolve in un complesso sistema universale che mantiene un suo equilibrio tenendo conto del principio di sopravvivenza comune a tutti e tre i regni (vegetale, animale, umano). L’etica universale naturale dovrebbe caratterizzare il divenire di ogni generazione e dovrebbe fare giustizia di qualsiasi teoria che ne condizioni o ne contrasti il rispetto e l’affermazione.

Gli eccessivi consumi negli Stati a economia avanzata, stimato al 130% del fabbisogno di quelli alimentari, la cui eccedenza finisce per essere distrutta, per effetto di un accaparramento oltre il necessario di alcuni mentre più di un quarto della popolazione vive nella povertà e nell’inedia, devono portare i governanti a scegliere politiche produttive e distributive affinché il sistema sia messo in equilibrio, senza abbandonare la scelta della cooperazione diventata ormai sempre più necessaria per effetto della velocità di evoluzione impressa dall’attuale fase di sviluppo della società.

E l’autore, con una nota di dispiacere, osserva che se l’UE avesse meglio sostenuto i progetti “MEDA” forse ci sarebbe stata una evoluzione diversa; essendo, il programma MEDA, il principale strumento finanziario dell’Unione Europea al servizio del partenariato euro-mediterraneo che prevede delle misure di accompagnamento finanziarie e tecniche per la riforma delle strutture economiche e sociali dei partner mediterranei.

Senza dubbio il contenimento dei flussi migratori, passa attraverso il miglioramento delle condizioni economiche dei Paesi d’origine considerando che permette anche di evitare costi sociali altissimi.

Per l’On Gemelli è necessario che ognuno di noi assuma come propri i Valori della cultura europea e occidentale, come sanciti negli articoli dei Diritti Fondamentali della Costituzione Italiana, per far sì che “la società nel contesto europeo divenga una comunità campione di tolleranza, integrazione, solidarietà e mutualità, per affermare una cultura inclusiva e proiettata a ricercare le soluzioni più idonee per raggiungere e consolidare il “benessere” della persona e della comunità.”

E la sua ricetta è quella di consolidare gli organismi della democrazia rappresentativa ad ogni livello istituzionale. È indispensabile operare non solo sul piano sociale ma ugualmente sul piano economico e finanziario: rafforzando il tessuto sociale ed economico con la valorizzazione dei prodotti di qualità con certezza della tracciabilità ed eticità; difendendo il prezioso ruolo della piccola impresa e dell’artigianato e del piccolo commercio nel tessuto urbano; rendendo fruibile il nostro straordinario patrimonio culturale artistico e architettonico con l’attuazione di un programma per la salvaguardia, manutenzione e diffusione e, infine, realizzando dei processi di trasformazioni urbanistiche delle città che, nel tutelare un corretto recupero dei centri storici, permettano di progettare spazi dove i cittadini abbiano sia la possibilità di svolgere il proprio lavoro e sia la possibilità d’incontrarsi confortevolmente nel tempo libero al fine di poter vivere una migliore qualità della vita.

La tutela del territorio diventa fattore di sviluppo se salvaguardato e valorizzato, mentre è fattore di ingenti spese se è sfruttato o contaminato.

La sensibilità verso l’ambiente deve trovare sempre maggiore diffusione, per evitare che si comprometta irrimediabilmente il futuro dei popoli.

Nel libro vengono esaminati alcuni Stati individuati nei cinque continenti al fine di mostrare la dinamica dell’evoluzione economica e sociale delle popolazioni, le quali esplicano tutte le loro potenzialità quando possono fruire della propria libertà mentre, invece, restano indietro quando il regime di governo presume di indicarne il modo di vivere.

L’autore si sofferma sul Medio Oriente che vive in uno stato di “instabilità stabile”, sulla complessa crisi siriana, sul rispetto dello Stato laico in Turchia, sui complessi rapporti fra Unione Europea, Russia e Stati Uniti, con riferimento al cambiamento avvenuto alla Casa Bianca, con l’elezione del Presidente Donald Trump, e sulla dannosa decisione inglese di BREXIT. Certo che considerando la debolezza della politica estera dell’Unione Europea diventa sostanziale il ruolo delle Istituzioni internazionali come le Nazioni Unite e il suo determinante Consiglio di Sicurezza, presieduto dall’Italia in questo mese di novembre, della Lega Araba, dell’Unione Africana, NATO, ASEAM.

Fa riflettere la proposta di Shimon Peres, Premio Nobel per la Pace, di costituire una “ONU delle Religioni” per regolare e legittimare le Religioni avendo come regola generale per tutte la indiscutibilità della scelta personale, la intangibilità integrale della persona, il diritto all’esercizio del culto. Gli stessi Capi di Stato e di Governo del mondo, a partire da quelli del G8 e del G20, hanno il problema di immaginare un nuovo ordine mondiale per governare l’umanità nella pace, nell’evoluzione e nel progresso.

Lo Stato deve rimanere laico e la “libertà di culto” deve essere rispettata come previsto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: la diffusione dei principi religiosi non avviene mai per costrizione ma per convinzione dettata dalla propria volontà di scelta della persona. La religione non giustifica alcuna “guerra di religione” che invece ha solo ed esclusivamente motivazione politiche o economiche. Non sono quindi da riportarsi a motivi religiosi le battaglie sostenute per affermare la “Sharia”, fatte da gruppi tribali o da consorterie ideologiche radicali e fondamentaliste.

Attualmente in tutto il mondo prolificano populismi, razzismi e individualismi. Alla luce di tali fatti si impone una rifondazione dell’Unione Europea, chiamando a raccolta tutte le espressioni popolari, liberali e socialiste presenti nel popolo europeo e nelle Istituzioni.

L’On Gemelli propone di eleggere una Costituente Europea a suffragio universale con il potere di revisionare i Trattati e scrivere un Atto Federale da sottoporre a referendum confermativo, superando la prassi intergovernativa che ha causato tanti danni negli ultimi quindici anni.

I giovani hanno bisogno di atti concreti completamente diversi da quelli finora concepiti che hanno portato alla disoccupazione, povertà, insicurezza e all’esodo biblico di tante popolazioni, che cercano la sopravvivenza, fuggendo dalla guerra o dalla fame.

Basta con gli appelli, le condanne, i summit e le vane promesse di governi inadeguati: è necessario prendere atto che è iniziato un nuovo secolo dove tutti insieme dovremmo costruire un futuro di convivenza civile, pace e sicurezza a tutela della nostra vita.

Da quando è in atto la crisi economica e finanziaria mondiale, l’UE risente di bassi livelli di investimento. Personalmente ritengo sia fondamentale un impegno collettivo e coordinato a livello europeo per invertire questa tendenza al ribasso costruendo un adeguato processo di accompagnamento e di assistenza tecnica sui progetti d’impatto sociale ed economico definendo altresì gli interventi strategici in settori chiave in modo che i fondi europei siano impiegati in investimenti produttivi. Con il Piano Juncker – che punta ad attivare investimenti in Europa per almeno 315 miliardi di euro in tre anni, a sostenere gli investimenti nell’economia reale e a creare un ambiente favorevole agli investimenti – si possono utilizzare fondi comunitari per progetti d’impatto sociale.

È meritorio, pertanto, come dalla lettura di questo lodevole saggio emerga un alto senso per le Istituzioni e un “grande rispetto” per le nozioni economiche e di stabilità monetaria, disciplina di bilancio e politica di concorrenza, che scaturisce dal modo di procedere con serietà e onestà intellettuale che stanno alla base dei valori nella vita. Non traspare né arroganza né accondiscendenza, tipica di chi si ritiene custode degli arcani misteri della finanza e della politica, ma soltanto la ferma volontà di far cambiare rotta a chi, nel campo economico, politico e sociale, accarezza in segreto sogni impossibili e mete irraggiungibili, ancorandole all’improvvisazione e alla spregiudicatezza.

Il giurista e politico italiano Vittorio Scialoja asseriva che “Un’idea non può essere giuridica se non quando sia chiara, perché il diritto è arte di tracciare limiti; ed un limite non esiste se non quando sia chiaro”. 

E proprio con un linguaggio chiaro, semplice e rigoroso – che evidenzia uno spirito etico e civico – l’autore esamina dati individuando cause e situazioni per suggerire cure e norme efficaci finalizzate a favorire la crescita umana di ogni persona e la valorizzazione delle sue preziose originalità”.

 

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